Non è un semplice quadro che raffigura soggetti sacri.
Per tradizione della Chiesa, l’icona è un sacramentale partecipe della sostanza divina. Un sacramentale è un oggetto che la Chiesa ritiene possa offrire benefici spirituali.
Mediante le icone onoriamo Dio e Dio può operare miracoli attraverso le icone, perché Egli onora quanti Lo onorano (1 Samuele 2,30).
Si dice “scrivere” e non dipingere l’icona perché rivela la Parola di Dio, che non si immagina, né si dipinge come un quadro, ma si scrive fedelmente. Presuppone un accurato studio teologico e deve rispettare i canoni rigidi della tradizione iconografica.
Ogni segno, la scelta e la combinazione dei colori, le caratteristiche del disegno e dei materiali usati hanno un rigoroso significato teologico e spirituale. Non rispondono ad esigenze estetiche.
L’icona è preghiera. Chi la scrive è tenuto a pregare mentre l’esegue ed è fatta per far pregare.
È una finestra aperta attraverso la quale ci giunge la visione della Città di Dio, la meta a cui tutti tendiamo e della quale sono già cittadini i santi.
I santi martiri ugandesi sono uomini pienamente somiglianti a Cristo e, con la forza di Cristo, hanno contribuito con la loro testimonianza in modo fondamentale alla cristianizzazione dell’Uganda e delle nazioni limitrofe.
Questa icona li celebra con devozione ed è un invito per tutti noi a raccoglierci in preghiera per chiedere di diventare puri e santi come loro.